Formavano un’associazione a delinquere, incarcerati tre giudici

 

Gli stipendi dei magistrati Italiani sono i più alti al mondo perché non si facciano corrompere. Ma tre di loro, tre giudici, secondo l’inchiesta che li ha rinchiusi in cella contemporaneamente assieme ad avvocati e commercialisti, formavano una associazione a delinquere introitando alto denaro per compiere atti contrari ai doveri del proprio ufficio. Vendevano sentenze in cambio di soldi, chi li pagava vinceva.

Lo Stato veniva sistematicamente condannato al pagamento delle spese di giudizio. Tra le 13 misure restrittive emesse dal GIP di Roma spiccano quelle dei giudici tributari De Gregori, Di Paola e Castello, un avvocato, quattro commercialisti, un finanziere, tre ex dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, uno della Commissione tributaria regionale. Gente che maneggia il denaro con dimestichezza.

Giudici non togati, si dirà, ma pur sempre giudici. Il giudice Di Paola si faceva scrivere le sentenze di accoglimento dei ricorsi dagli stessi avvocati proponenti o dall’ex moglie commercialista che si faceva pagare 30 euro a stesura. E protestava, sentendosi sottopagata rispetto al guadagno del giudice dalle tangenti e a quanto faceva risparmiare al cliente di turno, come emerge dalle intercettazioni.

50mila euro ai giudici e 15mila ai commercialisti per ottenere l’annullamento di cartelle esattoriali per 3 milioni li avrebbe pagati persino l’attore Giuliani.

Tra i 18 i capi d’imputazione dell’inchiesta associazione per delinquere, corruzione (anche in atti giudiziari) e concussione. Ciascuno dei 13 arrestati aveva un ruolo preciso; la banda pilotava i ricorsi di chi aveva guai col fisco e garantiva pieno successo; chi gli versava la mazzetta vinceva. i danni sono  incalcolabili, ora sarà difficile risalire a tutti i provvedimenti indebitamente annullati dalla banda.