Maresciallo CC degradato, licenziato e reintegrato

 

 

Se uccidi e falsifichi fai carriera, se agisci per legittima difesa ti licenziano. Difendendosi da un pestaggio cagionò poco meno di un graffio all’aggressore (gg. 2 di riposo medico) e subì più gravi lesioni (gg. 3 in prognosi riservata) di cui nessuno tenne conto: perse onore e lavoro. Ma il TAR ha sospeso il decreto con cui il generale Gerometta, all’esito di un procedimento disciplinare di stato, radiò dall’Arma col massimo disonore il maresciallo Cautillo, degradandolo a soldato semplice dell’Esercito, senza stipendio e pensione, reintegrandolo nel grado. E persino il Consiglio di Stato ha confermato tale decisione.

Inascoltato si difese con gli esposti dal n. 31 al n. 37 al ministro della Difesa, chiedendo a norma dell’art. 735 del codice ordinamentale militare di conferire col ministro, segnalandogli per via gerarchica illeciti di cui era venuto a conoscenza nonché diverse violazioni di legge nell’ambito dello stesso procedimento cui era attinto. Tra le altre: la violazione dell’art. 1393 del codice ordinamentale militare, recepita dal TAR, che avrebbe dovuto comportare l’archiviazione dell’azione disciplinare.

Poi come non avviene in nessun procedimento al mondo fu privato del difensore di fiducia, il maresciallo della Marina militare Antonio D., il quale dopo aver chiesto l’archiviazione del procedimento per violazioni di legge fu rimosso d’autorità col pretesto che non era un ufficiale, nonostante l’art. 1370 prevedeva l’assistenza di un «militare difensore» di qualsiasi grado («il militare inquisito è assistito da un difensore da lui scelto fra militari in servizio»), l’art. 24, 3 e 111 Cost. sancivano che «la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del giudizio» e il principio di uguaglianza, vietando discriminazioni. Nessuna norma vietava il buonsenso.

Non si andò per il sottile, nemmeno si tenne conto che avendo segnalato per via gerarchica al ministero illeciti di cui era venuto a conoscenza la legge vietava il licenziamento (art. 54-bis L. 190/12). Per alcuni comandanti CC la vicenda é pubblica per punirlo e proteggere un privato (un ex CC in pensione), privata quando si tratta di difenderlo, nessuna convocazione fuorché la radiazione giunse dal ministro.